1.4 Un modello sociale

La distribuzione libera di Linux, come di altri software di questo tipo, ha sempre generato nell'osservatore esterno una serie di dubbi e quesiti, a partire dall'equivoco storico sulla sua presunta gratuità.

Già dagli esordi, come accadde per Unix ed altri software nati in ambienti di condivisione, chi organizzava un pacchetto di software per spedirlo a chiunque ne faceva richiesta, poteva facilmente pretendere una somma per copia che andava dal semplice rimborso spese al vero e proprio prezzo fissato con intenti lucrativi. Stallman stesso ad esempio, per autofinanziarsi durante i primi tempi del Progetto GNU chiedeva 150 dollari per ogni copia richiesta via posta ordinaria del suo famoso editor GNU Emacs, pur lasciandolo in libera distribuzione in un server ftp1.14 per chi lo avesse voluto scaricare dalla rete.

Tuttavia ciò che ad una lettura superficiale stride in un sistema di sviluppo di software del genere è l'apparente difficoltà nel riuscire a trovare una giustificazione anche solo economica a tutto ciò.

Dato per acquisito il risultato qualitativamente superiore di questo sistema se ben applicato - esistono infatti dubbi sulla sua validità in generale1.15 - e sorvolando sulle dispute riguardo la profittabilità derivante dalla pratica della condivisione e libera distribuzione del software e dal rifiuto del concetto di licenza chiusa, sulle quali torneremo più avanti, è necessario considerare il contesto sociale in cui nasce questo fenomeno e i meccanismi che lo governano.



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