È datata 1961 quella che per molti ha rappresentato la svolta epocale nel mondo del software: la nascita della Cultura Hacker. In quell'anno infatti il Massachussets Institute of Technology (MIT) ha acquistato la sua prima macchina, il PDP-1 della Digital Equipment Corporation (DEC), divenuta ben presto il passatempo preferito di un nucleo di studiosi che costituivano l'embrione di quello che sarebbe ben presto diventato l'Artificial Intelligence Laboratory (AI Lab), forse uno dei più influenti e produttivi centri di ricerca in questo campo. Il termine stesso di hacker, inteso nella sua accezione originaria positiva di ``qualcuno a cui piace programmare e a cui piace essere chiaro a riguardo'' [Richard M. Stallman], nasce in questo contesto.
L'ambiente di riferimento era quello dei centri di ricerca dei più famosi atenei statunitensi quali appunto il MIT, Stanford University, Canergie-Mellon University, Berkeley ed altri nonchè le strutture di ricerca di importanti società come i Laboratori di Bell e il Palo Alto Research Center di Xerox. Ben presto, dal 1969, tutti questi centri di ricerca poterono usufruire della progenitrice di Internet: ARPAnet, evoluzione del progetto di network transcontinentale voluto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti - nato come DARPA (Defence Advanced Reseasch Project Agency) - che si rivelò un eccezionale veicolo di scambio di informazioni tra università e laboratori di ricerca, permettendo la collaborazione tra le migliori menti del pianeta, con una vera spinta per la crescita della conoscenza tecnologica, soprattutto nel campo del software.
Ben presto i ricercatori cominciarono a condividere un certo senso di appartenenza ad una comunità e ad una cultura comune, sentendo il bisogno di divulgare ciò che scoprivano e avendone in cambio altre informazioni importanti per il proprio lavoro. Il software prodotto era scambiato liberamente o in cambio di somme irrisorie a titolo di contributo per le spese e spesso chi lo riceveva operava innovazioni e cambiamenti che poi rendeva disponibili a sua volta.
Soprattutto quando l'evoluzione tecnologica nel campo dell'hardware portò alla progettazione e produzione di macchine sempre più potenti, molti di questi gruppi di ricerca decisero di sostituire i sistemi operativi in dotazione, lenti, vetusti e poco affidabili, per svilupparne di originali, più consoni alle esigenze contingenti e più soddisfacenti, anche a livello narcisistico. Anche quest'ultimo aspetto, oltre all'amore per la ricerca scientifica, va considerato per capire le motivazioni che portarono all'esigenza di divulgazione che caratterizzò quel periodo.
Non è da sottovalutare l'enorme contributo, pur per ovvi motivi interessato, venuto dal Dipartimento della Difesa Americano, che chiuse deliberatamente un occhio sul proliferare delle mailing list su ARPAnet. Queste erano e sono tuttora lo strumento principe di cooperazione e scambio tra gli sviluppatori od anche i semplici amanti di questa cultura. DARPA capì che valeva la pena sopportare dei maggiori costi generali pur di poter attrarre un'intera generazione di giovani brillanti ed appassionati nel campo dei computer e della programmazione... e ovviamente i suoi scopi non erano certo ispirati ad un mero spirito di mecenatismo.